mercoledì 10 febbraio 2016


"Voglio narrarvi di un povero ricco. 
[...]
Si trattava di un uomo energico, quando affrontava un problema lo faceva con decisione. Era noto questo suo atteggiamento nel trattare gli affari. Egli andò quindi, quel giorno stesso, da un famoso architetto e gli disse < Mi porti l'arte, porti l'arte tra le mie pareti domestiche. Non bado a spese >. 
L'Architetto non se lo fece dire due volte. Andò della casa dell'uomo ricco, fece gettar via tutti i suoi mobili, chiamò un esercito di parchettisti, decoratori, laccatori, muratori, imbianchini, falegnami, idraulici, fumisti, tappezzieri, pittori e scultori e in men che non si dica l'arte era stata catturata, inscatolata, ben sistemata tra le pareti domestiche dell'uomo ricco.
[...]
Nulla, assolutamente nulla era stato dimenticato dall'architetto. Portacenere, argenterie, interruttori della luce, tutto egli aveva previsto.
[...]
A un certo punto arrivò l'architetto per vedere se tutto era a posto e per prendere alcune decisioni su questioni di grande difficoltà.
Entrò nella stanza.
Il padrone di casa gli andò incontro lietamente perché aveva il cuore traboccante. Ma l'architetto non si accorse della gioia del padrone di casa. Aveva scoperto tutt'altra cosa e impallidì. < Che razza di pantofole si è messo? > proruppe con angoscia.
Il padrone di casa osservò le sue pantofole ricamate. Ma subito respirò con sollievo. Questa volta si sentiva del tutto innocente. Le pantofole erano state fatte secondo un progetto originale dall'architetto. Disse quindi con aria di superiorità: < Ma signor architetto! Se ne è già dimenticato? Queste scarpe le ha disegnate lei stesso! > < Certo > tuonò l'architetto < ma per la camera da letto. Qui con queste due macchie di colore , lei rompe tutta l'atmosfera. Non se ne rende conto?>


(da Adolf Loos, A proposito di un povero ricco, in Parole del vuoto, 1921)

Nessun commento:

Posta un commento